Istruzioni per l’uso


Il lavoro di oggi, come la geopolitica che lo attraversa, ha smesso di avere una forma stabile: cambia le regole mentre si gioca e sposta i riferimenti mentre ci si orienta. In un mondo in cui le narrazioni circolano più veloci dei fatti, restare lucidi è diventata la competenza che fa davvero la differenza. La filosofia occidentale è nata sulle sponde del Mediterraneo nel VI secolo a.C. per rispondere a un’esigenza analoga: leggere il mondo con la ragione e non più soltanto attraverso i miti.

Ogni primo sabato del mese seleziono un filosofo, ne estraggo un’idea, la piego verso il mondo del lavoro e vedo cosa restituisce. Il tutto è accompagnato da un’opera d’arte che offre una suggestione visiva del tema. Uso le fonti con rigore, ma non mi occupo di divulgazione: qualche forzatura è inevitabile e la distanza dalla pura lettura accademica è deliberata. L’obiettivo è lasciare incrinature, non risposte. Per chi volesse andare più a fondo consiglio la Storia della filosofia di Abbagnano e Fornero, un’opera in più volumi che si legge benissimo, a patto di avere tempo, silenzio e un comodino strutturalmente adeguato.

Sono Chiara Pezzali, filosofa di formazione e manager di professione: tassonomicamente un ornitorinco. In settimana gestisco un’agenzia commerciale che importa formaggi tedeschi, mediando tra italiani in assetto bellico e alemanni che considerano la negoziazione un difetto genetico dei paesi del Sud. Madre di due figli maschi, per cui ho sforato con entusiasmo il budget preventivo di soldi, di energie e di sonno, che è esattamente la definizione di progetto strategico.

Ho il cattivo gusto di credere, contro ogni evidenza biografica, che pensare bene aiuti a decidere meglio. Ne è nata una rubrica: un dialogo fra lavoro, pensiero critico e bellezza, perché un essere umano è tutte e tre le cose insieme – e le organizzazioni che se ne dimenticano di solito lo riscoprono in forma di crisi. Su LinkedIn trovate il teaser di ogni articolo, qui il pezzo completo. Un articolo al mese, il sabato mattina.

Sul comodino ho una palla di vetro con la neve dentro che contiene un pettirosso. Ne ho anche una spilla sul cappotto. Negli ultimi anni è diventato il mio simbolo di resistenza: discreto e testardo, tra i pochi a restare quando il clima si fa difficile – come il pensiero critico.

PS: A onor del vero, il pettirosso era già nel template del sito. Lo chiamiamo segno del destino: meno prosaico di riciclo, e altrettanto onesto.